STORIA (A LIETO FINE) DI UN IMPRENDITORE IN LOTTA CON IL SUO ISTITUTO DI CREDITO
(E ALLA FINE VINCE CONTRO LA BANCA)
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Tutto cambia nel momento in cui il signor Mario Bortoletto da Padova decide unilateralmente di uscire da quella che il filosofo Étienne de La Boétie chiamava «la condizione di servitù volontaria». Era stato un buon cliente delle banche. Imprenditore edile di successo, dava lavoro a trentacinque persone. I sorridenti direttori delle filiali con cui aveva a che fare da decenni lo accoglievano nel saloncino vip. Poi il mercato rallenta, i Comuni per cui ha già completato alcuni grossi lavori ritardano i pagamenti. Un istituto di credito gli chiede di rientrare subito di 22 mila euro. Lui spiega le sue ragioni, chiede una dilazione. La scena ricorda il plotone di esecuzione bancario che mette al muro Charlie Croker, il palazzinaro protagonista di Un uomo vero di Tom Wolfe, prima riverito e poi con due aloni di sudore sotto le ascelle che si allargano senza pietà davanti ai funzionari che gli chiudono i rubinetti finanziari. Ma questa non è fiction. Bortoletto chiede uno sconto. I due bancari che ha di fronte confabulano: «Possiamo toglierle 100 euro». L'uomo però non è arrivato disarmato. L'uno virgola cinque per cento a trimestre come tasso di interesse sul massimo scoperto, che ha fatto lievitare il suo debito, gli sembrava un'enormità. Il perito interpellato conferma: tassi usurari. Bortoletto finge di capitolare, per vedere quanta umanità è rimasta nei due uomini, poi cambia registro: «Siete voi a dovermi dei soldi. Per l'esattezza 67 mila euro, che mi avete preso senza averne il diritto». Non se l'aspettano. Di solito i clienti abbassano la testa e aspettano il colpo di grazia. Quest'imprenditore no. I bancari parlottano e rilanciano: «Cinquemila euro di sconto». Ma come, il massimo che potevano fare non era cento? L'ex vittima si alza e saluta. Il Tribunale di Padova gli dà ragione e lo fa risarcire. Un'altra causa finisce fuori dall'aula, con una cospicua transazione. Altre tre sono in corso, con altrettante banche.
Mario Bortoletto ha scritto un libro per raccontare tutto e nella quarta di copertina di “La rivolta del correntista” (Chiare-lettere, pp. 144, euro 10) si legge che Bortoletto «dal 2013 è vicepresidente nazionale del movimento Il delitto di usura, che tutela le vittime di estorsione bancaria prestando assistenza informativa tecnico-legale». Le forze in campo non potevano essere più impari.
Però ha vinto lui. I tanti nella sua condizione possono leggerlo. E scrivergli.
di Riccardo Staglianò (tratto dal Venerdì di Repubblica) (leggi il PDF)
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