DAL 1 GENNAIO 2015, CENTRALI UNICHE DI COMMITTENZA
SOLO 35 “SOGGETTI AGGREGATORI”, INVECE DI 32 MILA A GESTIRE GLI APPALTI IN ITALIA
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Sono pronti i provvedimenti attuativi, riguardanti l’obbligo per i Comuni non capoluogo di provincia di aggregarsi – o di servirsi delle centrali di committenza – per gli appalti di beni e servizi, e al 1° luglio 2015 il corrispondente obbligo per gli appalti di lavori.
Sarà una rivoluzione per le imprese partecipanti agli appalti, perchè invece di confrontarsi con 32000 stazioni appaltanti, lo faranno con le 35 previste.
A stabilire i requisiti per le centrali uniche di committenza è il Dpcm attuativo delle nuove regole, scritte all'articolo 9, comma 2 del decreto 66/2014. Il provvedimento ha completato l'esame in Conferenza Stato-Città ed è in corso di emanazione, insieme a un Dpcm parallelo che istituisce il «tavolo tecnico dei soggetti aggregatori», coordinato dal ministero dell'Economia e formato anche dai rappresentanti di Palazzo Chigi, Anci, Upi e Regioni, oltre che da un componente per ciascun soggetto aggregatore compreso nell'elenco definitivo.
Diventa sempre più pressante l’esigenza per le imprese di aggregarsi, di costituirsi in rete per gestire al meglio la partecipazione alle gare pubbliche.
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